domenica 30 settembre 2007

Laudato si, mi' Signore...




Singolare decisione dell'arcivescovo della diocesi barese
"Impossibile garantire un sereno prosieguo della vita monastica"

Suore di clausura troppo litigiose

chiuso il monastero di Bisceglie

Le religiose sono state trasferite in un altro convento E' rimasta solo la superiora: la sua nomina era stata contestata dalle altre di GIOVANNI DI BENEDETTO




BISCEGLIE (BARI)
- La crisi delle vocazioni non c'entra. È pur vero che le suore sono ormai una rarità: in assenza di problemi economici, però, se un monastero di clausura chiude, il motivo deve essere sicuramente un altro. Almeno a Bisceglie. Poche, appena tre, ma anche litigiose le monache del convento Santa Chiara. E così il vescovo di Trani, Giovan Battista Pichierri, usa le maniere forti. Con un decreto decide: "Niente più celebrazione della santa messa e ritiro immediato dell'Eucarestia dalla cappella del monastero".

L'avviso è pubblico, oltre che perentorio, e porta la data del 30 agosto. I fedeli mormorano e chiedono spiegazioni. "Cosa succede là dentro?". Le voci si inseguono per tutta l'estate, il mistero diventa sempre più fitto, nessuno che sappia rispondere. Fino a quando la storia diventa di dominio pubblico costringendo la diocesi a correre ai ripari.

L'unica nota ufficiale è del 27 settembre, a firma del cancelliere arcivescovile monsignor Giuseppe Asciano. Il quale scrive, fra le altre cose, di una vita comunitaria che negli ultimi tempi si è fatta difficile, soprattutto dopo la morte di madre Candida e il decesso di suor Agnese.

"Alla evidente mancanza di vocazioni", scrive il prelato, "si aggiunga una non facile convivenza fra le monache presenti in monastero". Non solo: secondo monsignor Asciano c'è stata la "rottura della comunione ecclesiale venutasi a creare dopo ripetuti atti di insubordinazione da parte della badessa nei confronti dell'arcivescovo". Motivo per il quale, è spiegato nella n ota, sono venute meno le ragioni per cui l'autorità costituita potesse conservare la celebrazione della santa messa quotidiana e la presenza della Eucaristia nella cappella del monastero. Risultato: due monache, suor Annamaria e suor Gianbattista, sono state fatte tornare nelle famiglie di origine per decisione del vescovo. E la madre superiora suor Liliana è rimasta da sola nel convento, decisa a tutto pur di non lasciare la struttura da lei fondata nel 1963.

Che cosa è successo di così grave nel convento di clausura? Da noi interpellata, suor Liliana rispetta la regola del silenzio. Ma dice solo che lei dal monastero non andrà mai via: "Neanche con la forza". E sostiene che dietro la decisione del vescovo Pichierri ci sarebbe la volontà della diocesi di entrare in possesso della struttura con annessa una scuola materna. "Andrò via di qui", sbotta, "solo se lo vorrà il Signore. E presto scriverò al Santo padre".

I fedeli si stringono attorno a lei e la descrivono come una donna "stanca e provata". Secondo alcune indiscrezioni, confermate però da un carteggio riservato tra il vescovo e il monastero, l'episodio incriminato è avvenuto a metà luglio. Tra le tre anziane monache di clausura rimaste nel convento sarebbero volate parole grosse: qualcuno sottovoce parla addirittura di spintoni e riferisce che suor Liliana sarebbe addirittura finita in ospedale. I motivi precisi non si conoscono. Si racconta soltanto di forti tensioni nell'abbazia d opo la morte di suor Candida, forse legati alla sua successione.

Insomma, tra le monache non doveva correre buon sangue. E così, "dopo attenta e ponderata riflessione", scrivono dalla diocesi, "si è pervenuti alla decisione di chiedere alla Santa sede, tramite la congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, chiarimenti in merito al governo del monastero, non essendo possibile garantire un sereno prosieguo della vita monastica".

(29 settembre 2007 da www.repubblica.it)

giovedì 27 settembre 2007

Ci sono monaci e monaci, preti e preti...











CON LA RESISTENZA BIRMANA
per la libertà




martedì 18 settembre 2007

Cap Diamant, Québec, Canada (agosto 2007)


QUI
IN QUESTO LUOGO STORICO DI CAP DIAMANT, GLI URONI, AGENDO PER GIUSTA RAPPRESAGLIA, BRUCIAVANO VIVI GLI IROCHESI CATTURATI.
MA OGNI IROCHESE CHE BRUCIAVA CANTAVA,
SFIDANDO, LA SUA CANZONE DI MORTE, DEL TUTTO INDOMITO, FINO AL SUO ULTIMO RESPIRO.
XVII SECOLO


lunedì 17 settembre 2007

Una questione di bon ton...

Carissima Eccellenza Clemente Mastella da Ceppaloni, NOSTRO Ministro della GIUSTIZIA.
Per favore, se non altro perchè Le paghiamo le gite a vedere le automobiline, potrebbe rispondere alle lettere di noi umili concittadini, che Lei è chiamato ad amministrare e a rappresentare?

Mica per altro, è una semplice questione di bon ton.




VERGOGNA

giovedì 13 settembre 2007

Il Kapitalismo italiano

E mentre il ministro della Giustizia Mastella e famiglia (al seguito dell'anche ministro dei Beni Culturali Rutelli) se ne vanno al gran premio in aereo con i nostri soldi, ecco una pillolina d Grillo sul nostro Kapitalismo.
Senza capitali, imprenditori coi soldi degli altri, pusillanimi pronti solo a mangiare e a fuggire davanti alla prima difficoltà (o a piagnucolare davanti alle sbarre della galera).
Insomma, ovunque ci si gira papponi senza vergogna, gonfi solo del loro marcio poterucolo in decomposizione...



domenica 9 settembre 2007

Québec, Canada (agosto 2007)

In questi luoghi, a 800 km dal mare, ho visto le Balene...









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GRAZIE A RAFFAELLA... CHE HA CATTURATO LE IMMAGINI IN MOVIMENTO...

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E A ME... CHE CI HO GIOCATO UN PO' SU'...